Come fare comunicazione sui Social Media : risponde Erika De Bortoli

Prima intervista a persone esperte di Social Media, prima di proporre interviste a specialisti di marketing e tecnofili , voglio proporvi il parere di una persona che si occupa di comunicazione quindi una figura che nel suo lavoro ha visto i social media come un qualcosa che ha richiesto dei cambiamenti oltre che proporle nuove opportunità

Chi è Erika De Bortoli ?

Erika De Bortoli

Laureata in Musicologia. Giornalista pubblicista.

Si è occupata di marketing, comunicazione, ufficiostampa, organizzazione eventi. Appassionata di web writing, fotografia, giornalismo sociale, enogastronomia e lingue straniere.

Si occupa di ideazione, gestione e promozione di progetti siano essi eventi, siti web (e relativi social networks) o corsi di formazione.

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L’intervista sui Social Media

1) Come è cambiata la comunicazione aziendale da quando esistono i Social Media?

E’ diventata più rapida, agevole e interattiva. Si può comunicare rapidamente con un gran numero di utenti, si può conversare con loro, se ne possono monitorare le conversazioni, non di rado si viene scelti e dunque ogni comunicazione sarà probabilmente più efficace. Si possono poi coinvolgere gli utenti nel migliorare i propri servizi, nel generare contenuti o nel creare-migliorare-rilanciare la propria immagine. Si aprono inoltre nuovi spazi di creatività. Nel concreto aumenta la mole di lavoro, aumentano le competenze da acquisire e si dovrà operare con lucidità e attenzione per l’amplificazione immediata, capillare e massiva che ogni nostra azione può comportare.

 2) … e la comunicazione tra persone?

Tramite i Social conosciamo più agevolmente persone geograficamente lontane o le conosciamo per “parole chiave” di nostro interesse(pagine fan, gruppi, hashtag).

Si è più in gioco, si viene maggiormente interpellati, valutati, controllati.

Può succedere si dedichi più tempo a contatti online che offline.

Si ha sempre compagnia volendo.

Non sono una sociologa o un’antropologa, ma hanno ampliato le modalità di interazione tra le persone. Tali modalità si intrecciano alle precedenti rendendole a volte più rapide (si conoscono più in fretta molte persone, si ottengono più rapidamente informazioni, si può comunicare con un gran numero di utenti nello stesso istante con un solo click), a volte più problematiche    (minor riservatezza) o ancora, infine, ininfluenti o alternative (mi riferisco a persone che non incontreremo mai personalmente o con le quali invece troveremo un equilibrio).

Ai Social si associa poi un ridefinizione o un ampliamento della nostra identità.

A volte via Web siamo più coraggiosi che nella realtà o possiamo simulare più agevolmente e così via. Talune dinamiche che viviamo nel Web possono infine portarci a modificare certe nostre peculiarità anche al di fuori di esso. Ottenere consenso nel Web, ad esempio, può renderci meno timidi al di fuori e altro ancora.

 3) Senti che i Social a livello comunicativo ti hanno fatto perdere qualcosa che esisteva con la comunicazione “vecchio stile”?

Si deve distinguere tra le ripercussioni sulla sfera personale e su quella lavorativa.

In merito alla prima i Social hanno in parte ridotto il gusto della ricerca e dell’attesa. A volte i Social possono poi distogliere dalla vita reale (immergendo le persone in una sorta di acquario virtuale) riducendo il tempo e le occasioni di incontro reali. In parte gli aspetti della comunicazione non verbale qui si perdono: voce, contesto, tono, gesti, sguardi

Credo sia un bene non demonizzare, ma neanche farsi completamente assorbire. I Social al nostro servizio e non noi al servizio dei Social.

A livello lavorativo invece hanno ridotto il potere di controllo su quanto comunicato o generano una maggior competizione tra fonti informative alternative. Sono richieste nuove competenze, nuove sfide, ma sono molti di più i vantaggi e le opportunità.

 4) Tu organizzi anche eventi : quanto e come sono utili i Social per promuovere o organizzare un evento ?

I Social sono di grande utilità. Facebook creando una pagina evento o pubblicando album fotografici e video, Twitter sia per promuoverli che per commentarli dal vivo. You Tube sia in fase di promozione che post evento. Flickr per creare gallery fotografiche in cui i partecipanti possano rivedersi o rivedere i momenti topici dell’evento stesso. L’uso dei Social consente poi anche qui ai partecipanti di offrire il loro contributo sentendosi maggiormente coinvolti. E’ chiaro che potremmo permetterci meno distrazioni perché quasi tutto verrà documentato. Sarà facile che il nostro evento riceva delle critiche che resteranno poi scritte. E’ importante che i diversi canali siano sempre aggiornati o aggiornati il più rapidamente possibile altrimenti altri lo faranno per noi, perderemmo interesse agli occhi di chi ci segue e risulteremo meno professionali.

Importante è poi rendere i diversi contributi indicizzabili associando loro gli opportuni tag.

5) Quali sono i settori che sono più aiutati da questo nuovo approccio comunicativo tramite i Social?

Sia esso di natura commerciale o volto a offrire servizi alla persona, qualsiasi settore ne può giovare. Eventualmente operando scelte oculate a livello di stile, linguaggio, canali. I Social possono svolgere numerose funzioni diverse: possono essere utilizzati per cercare o divulgare informazioni, creare aggregazione, aumentare la propria visibilità, gestire situazioni di crisi, promuovere iniziative. Un onlus potrà servirsene per raccogliere fondi, un brand per rilanciare la propria immagine, un ente pubblico per informare rapidamente i cittadini.

6) Hai 3 suggerimenti da dare per chi vuole iniziare a comunicare tramite i Social?

Farsi consigliare da persone più esperte, studiare le dinamiche adottate dalle figure che un determinato settore elegge a propri influencer (a prescindere dal fatto che l’avere grande seguito sia uno dei nostri obiettivi), leggere i post più aggiornati su tali temi presenti quotidianamente in Rete.

7) Quanto è importante nella comunicazione riuscire a fare in modo che gli utenti interagiscano e generino l’effetto virale?

Tutto dipende dai nostri obiettivi. Non necessariamente il nostro obiettivo è la viralità. Un nostro obiettivo potrebbe essere quello di raggiungere una nicchia. O quello di fornire informazioni precise e aggiornate su di un certo tema. Il che può non prestarsi a logiche di viralità basate su originalità, effetto sorpresa, divertimento, gioco, engagement, cocreazione di contenuti. Non necessariamente ci interessa raggiungere il maggior numero possibile di persone o stupirle con effetti speciali. Bisogna distinguere tra comunicazione e marketing. Forse è più il secondo a nutrire interessi nello scatenare dinamiche virali.

8) Quali sono le criticità di una comunicazione basata sui Social?

In primo luogo richiedono un buon investimento di tempo, potenzialmente senza limiti, per aggiornarsi a livello tecnico (nuove applicazioni o funzioni e dinamiche), informarsi su quanto accade attorno a noi, conversare, cercare o formulare contenuti interessanti da condividere, monitorare conversazioni su temi specifici o di utenti specifici.

 In secondo luogo una comunicazione via Social va gestita con estrema attenzione, superiore a quella riservata ai media tradizionali, perché le sue ripercussioni sono più rapide, se non immediate e molto meno filtrate di quelle della comunicazione tradizionale, che già è difficile da veicolare unicamente nei tempi, modi e luoghi desiderati.

La comunicazione tradizionale si prestava meno a feedback immediati di un gran numero di utenti, poteva più facilmente veicolare i contenuti desiderati senza rischiare la smentita. Ora questo è diventato pressoché impossibile: in qualche remoto angolo della Rete esiste qualcuno pronto a fornire un’altra versione dei fatti… 🙂 In tutto ciò a rischio non è “soltanto” la nostra web reputation, ma di riflesso la nostra reputazione pura e semplice, siamo noi dei privati o un’azienda.

Veniamo al terzo aspetto: per comunicare efficacemente via Social ci vogliono numerose competenze oltre che una certa naturale predisposizione. Ci vogliono programmazione e metodo, una buona dose di pazienza, curiosità, diplomazia, intelligenza, cultura, capacità di analisi e sintesi. Bisogna essere aperti alle critiche, pronti a rispondere prontamente a richieste e provocazioni oltre che informati su tante cose. In assenza di una formazione tecnica, poi, non sarà possibile superare certe soglie di efficacia. Rete e Social sono in continua evoluzione. Sono necessari studio, aggiornamenti e approfondimenti continui.

9) 3 metodi per verificare che la propria strategia comunicativa è efficace?

L’efficacia si misura sugli obiettivi prefissati e cambia a seconda dei canali utilizzati. Potremmo misurare l’efficacia in termini di:

1) indice di gradimento, visualizzazione, condivisione o viralizzazione dei contenuti,

2) risposta a una call to action,

3) fidelizzazione di un’utenza (es. aumento followers).

Di norma tools per analisi statistiche sono una buona via. (Es. Insights per Facebook, Google Analytics per un sito web, Twenty Feet per Twitter), ma l’analisi non deve mai essere puramente quantitativa.

Si devono cercare anche riscontri qualitativi ad esempio monitorando le conversazioni che ogni nostra azione strategica può generare.

Efficace è ciò che riguarda il conseguimento di determinati obiettivi e nel frattempo rafforza la nostra presenza, autorevolezza e credibilità.

Per venire a tre metodi:

1) condurre analisi statistiche;

2) associare a un’analisi quantitativa quella qualitativa;

3) valutare i risultati in relazione agli obiettivi.

Ringrazio Erika per il prezioso contributo e vi do appuntamento per la prossima intervista … stay tuned … in California c’e’ una persona nota nel mondo del Social Media Marketing di cui presto vi proporrò l’intervista. Chi sarà ?  chi indovina vince una intervista 🙂

10 domande sul Data Mining a Roberto Bello

Ho il piacere di iniziare questa nuova sezione dedicata alle interviste ad esperti, dei settori che tratto, facendo un pò di domande che riguardano il Data Mining a Roberto Bello.

Chi  è Roberto Bello ?

Roberto Bello - esperto di Data Mining
Laureato in Economia e Commercio con specializzazione in Ricerca Operativa – Esperto in Knowledge Mining e in linguaggi di programmazione Open Source

ICT Strategist del ClubTI di Milano (www.clubtimilano.net) – Ricercatore dell’Accademia Internazionale di Scienze Forensi (www.accademiascienzeforensi.it) – Perito (CTP) ed ex CTU (Consulente Tecnico di Ufficio) del Tribunale di Milano – Autore di pubblicazioni professionali disponibili in www.lulu.com/spotlight/robertobb – Socio fondatore dell’AIPI (Associazione Italiana Professionale di Informatica) – In passato CIO della Plasmon, della Wrangler in Italia e consulente delle più importanti aziende alimentari italiane – Profilo LinkedIn 

L’intervista sul Data Mining

Qual’e’ lo scopo del datamining ?

Il datamining ha l’obiettivo principale di scoprire l’informazione nascosta nei dati. 
Ricordo i requisiti che, negli anni ’70, erano richiesti ad un’informazione per essere considerata tale.
L’informazione doveva essere:

  • specifica (definita, non equivoca, comprensibile, misurabile, ecc.)
  • imprevista (se oggi è lunedì e mi dicono che domani sarà martedì non mi danno un’informazione)
  • possibilmente predittiva (nel senso che deve aiutarmi per agire in un mondo futuro che potrebbe essere diverso da quello attuale)

Il datamining deve realizzare i requisiti appena descritti. 
In particolare consente di evidenziare categorie di aggregazione di variabili del tutto inattese ed impreviste superando la visione storica e soggettiva dell’utente della BI abituato alle solite e scontate tabelle a doppia entrata che si rifanno alla statistica del pollo di Trilussa.
Per la BI, se avessi un archivio di animali mammiferi nel quale fossero compresi anche uomini e primati, potrei ottenere come risultato che i mammiferi hanno mediamente circa tre zampe. Dove trovo un mammifero che abbia mediamente tre zampe? Per fare della vera statistica occorre conservare il più possibile intatto il patrimonio informativo dei dati di partenza del soggetto o della situazione sotto esame.
Il datamining è alle volte anche predittivo quando segnala in categorie separate i segnali deboli provenienti dal mercato, segnali deboli non catturabili dalla BI strettamente pilotata dall’utente.
Il datamining dovrebbe essere anche in grado di segnalare se negli archivi sottoposti ad elaborazione esista o meno della conoscenza ripartita in gruppi con caratteristiche diverse.
Se nell’archivio sottoposto ad elaborazione non esistesse conoscenza il datamining lo potrebbe segnalare mentre la BI procederebbe comunque a sfornare tabelle.

 Per l’efficienza di una azienda è più importante la business intelligence classica o il datamining ?

I possibili destinatari sono diversi: la BI ha come naturale destinatario il Controllo di Gestione mentre il datamining è più adatto al Marketing e alla Ricerca & Sviluppo.
La BI può controllare il “già avvenuto” secondo schemi prefissati, ripetibili nel tempo e cristallizzabili in tableaux de bord.
Il datamining cerca di “annusare il futuro” individuando i segnali deboli che fornisce il presente.

 Perchè finora il datamining non ha preso piede sul mercato ?

La BI è strettamente governata e pilotata dall’utente: quindi è naturalmente più gradita.
Il datamining è più indipendente e misterioso: molti strumenti di datamining non “spiegano” le caratteristiche delle catalogazioni effettuate.
Il datamining è percepito come uno strumento arcano adatto a matematici ermetici e non a semplici utenti consumatori abituali di tabelle xls.

Come si può spiegare un qualcosa come il datamining a degli utenti poco legati al mondo IT e più legati al mondo business ?

Facendo degli esempi tratti dalla vita reale.

Ad esempio:

Ipotizziamo di aver di fronte una persona che non abbia mai visto dei contenitori di uso comune come bicchieri, bottiglie, barattoli, tazze, vasi, scatole, fiaschi, boccali, calici, tetrapack e via dicendo. Senza alcun commento mostro in successione esempi reali di oggetti appartenenti alle categorie sopra descritte. La persona può guardare, odorare, toccare e soppesare gli oggetti mostrati. Dopo aver esaminato un sufficiente numero di oggetti, la persona facilmente sarà in grado di raggruppare gli oggetti in categorie contenenti gli oggetti fra di loro globalmente simili, privilegiando alcune caratteristiche rispetto ad altre ritenute ininfluenti perché non discriminanti. Ad apprendimento avvenuto, io potrei presentare un altro oggetto a forma di bicchiere di altro colore, di altro materiale e di altro peso ottenendo comunque la collocazione dell’oggetto nella categoria dei bicchieri. Sempre per induzione la persona in addestramento potrebbe fare due categorie dei bicchieri: quelli senza manico e quelli con manico (boccali). L’apprendimento ha consentito alla persona di riconoscere gli aspetti dell’oggetto utili per passare dal particolare all’universale trascurandone gli aspetti non influenti. 

Quali sono i migliori ambienti di sviluppo per il datamining (linguaggi, pacchetti di database etc ) ?

Come linguaggi di sviluppo mi sono trovato bene prima con Ruby e poi con Python.

La versione in cloud è quella scritta in Python adattata all’ambiente ospite di GAE (Google App Engine)

Come potrebbero cambiare rispetto al passato gli algoritmi di datamining grazie all’avvento dell’enorme potenza di calcolo attuale ? è pensabile ad algoritmi meno raffinati e più di “forza bruta” ?

Sono convinto che per fare un buon datamining sia meglio sottoporre ad elaborazione un campione casuale di poche centinaia di record e non un archivio contenente decine di migliaia di registrazioni: quindi l’attuale potenza di calcolo (anche dei portatili) è più che sufficiente.

Troppe registrazioni possono portare ad una situazione di overfitting: il modello di addestramento ottenuto è una “fotografia” dell’input e non è più in grato di “generalizzare” quando si applica il modello a nuove registrazioni.

Qual’e’ l’algoritmo o tecnica di datamining che preferisci ?

Preferisco l’algoritmo di Kohonen (SOM Self-Organizing Map) da me modificato e migliorato.

Qual’e’ il metodo migliore per rendere fruibili agli utenti il risultato del datamining ?

Penso che il metodo migliore sia rendere fruibile il datamining in ambiente cloud; per quelli che ancora temono per la sicurezza dei dati e dei risultati, resta l’alternativa tradizionale del programma ceduto in licenza di uso.

Quali sono i prodotti che ritieni migliori sul mercato odierno ?

Quelli (open source) che ho esaminato hanno diversi difetti:

  • sono complicati nella definizione dei parametri di elaborazione
  • spesso sono carenti nelle funzioni  di normalizzazione e di standardizzazione dei dati
  • producono grafici difficilmente utilizzabili a fini pratici
  • non spiegano le caratteristiche dei gruppi trovati
  • non evidenziano le variabili più importanti e quelle meno importanti nella catalogazione di ogni gruppo
  • non segnalano in un solo indice quanta conoscenza sia compresa nell’archivio elaborato

Esprimi un desiderio “tecnico” in merito al datamining … cosa vorresti vedere in un futuro prossimo ?

Non un desiderio “tecnico” ma un desiderio “formativo”: spiegare in modo semplice i vantaggi del datamining agli utenti che ancora oggi si fidano solo dei loro fogli xls. 

Ringrazio Roberto per la disponibilità e ricordo che è autore di un algoritmo basato sulle mappe di Kohonen chiamato Know4Business, di cui spero presto di proporre una recensione su questo blog

 

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